Regione Piemonte

Museo di mamma Margherita

Ultima modifica 8 agosto 2018

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Non è facile fare un museo incentrato sulla figura della mamma di don Bosco. Era una contadina nata a fine Settecento. Era una moglie, ma soprattutto una madre costretta, dalla vita, a portare avanti la famiglia da sola, doveva gestire contrasti tra fratelli e fratellastri, accudire anziani non autosufficienti. Decise poi di seguire suo figlio in una scelta difficile e radicale, in un luogo che gli era estraneo, che non aveva nulla di famigliare.

Nella sua vita ci sono le vite di migliaia di donne moderne. Vite fatte di "sottrazioni", di rinuncie, di conti fatti e rifatti mille volte. Non abbiamo trovato oggetti appartenuti a Mamma Margherita, perché lei risparmiò tutta la vita per donare tutto quello che possedeva. Mamma Margherita non aveva nulla quando morì: questo ce la rende grande, e rende ancora più difficile celebrarla in un museo tradizionale.
Mamma Margherita viene celebrata a Capriglio, in quanto figlia di questo universo: che ha il terrore della grandinata, una settimana prima di vendemmia; che va a Castelnuovo al mercato il giovedì; che va alla messa la domenica e lascia tutto quello che sta facendo per andare ad accompagnare un concittadino al camposanto. Il taglio del museo è Mamma Margherita e il suo mondo. Fatto di gesti quotidiani, di amore per la casa - povera ma pulita -, di civetteria per rendere il proprio spazio grazioso anche se senza orpelli, di sapienza e conoscenza per il territorio, le sue caratteristiche i suoi segreti.

Il museo racconta questo: un micromondo fatto di caratteristiche geologiche (terra di fossili e stratigrafie millenarie), di caratteristiche chimiche (terra di gesso, di tufo), di caratteristiche botaniche (le erbe, le loro storie, le loro peculiarità) terra, soprattutto, fatta di persone.