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Suor Vera Occhiena FMA

Ultima modifica 27 novembre 2017

Una via dedicata a Sr. Vera Occhiena, una FMA straordinaria nata in questo paese il 6 settembre 1922 e morta assassinata a Maputo (Mozambico) il 2 giugno 1982.

Sr. Vera aveva un programma di vita: essere una viva testimone di carità, di bontà.
È stata definita avventuriera di Dio; estremista dell'anima. È stato detto che aveva il volto dell'avventura, della passione, dello straordinario. Aveva sete d'assoluto. Nulla l'arrestò mai sul cammino intrapreso a 25 anni tra le file di don Bosco di cui è lontana parente.

Nel 1947 fa la sua prima professione a Casanova Torino, la sua natura ardente era attirata dalla vita missionaria, ma dovette per una decina di anni prestare la sua opera in Italia come insegnante in scuole superiori, contemporaneamente è tra le prime collaboratrici della Rivista Da Mihi animas e fa parte dell'équipe di redazione della Rivista Primavera.

Laureata in materie letterarie, con abilitazione per italiano e storia, in lingua e letteratura francese, ottenne anche il diploma di assistente sociale, poi di orientatrice scolastica con specializzazione in psicologia, poi la laurea in teologia e il diploma di inglese a Cambridge.

Il 12 gennaio 1959 può finalmente realizzare il suo sogno e viene inviata in Brasile a Lins, insegnante alla facoltà "Auxilium". Dice di essere contenta: i giovani la seguono e non solo come insegnante. Ma preferirebbe "la brousse" o le "favelas" che vuol dire i poveri tra i più poveri.

Rientra in Italia per motivi familiari nel 1966 e soleva dire: Soffoco in questa civiltà del benessere. Ma io sono missionaria e appena libera dagli impegni di famiglia, nel 1970, accetta di andare in Mozambico come insegnante e assistente delle giovani studenti nel liceo Maria Ausiliatrice di Mamaacha.

Significativa la lettere che scrive al papà il 15 maggio 1970 comunicandogli la destinazione al Mozambico: Papà quando si è scelta - per vocazione vera - la mia strada, bisogna saper andare fino in fondo se si vuol sentirsi a posto col Cristo che chiede tutto ... Io per essere a posto con il Signore ho bisogno di darGli tutto quello che mi fa star bene e mi fa sentire realizzata umanamente. Se no, che significato ha la mia consacrazione?... Papà: non voglio diventare una "borghese dello spirito". È tanto facile anche da noi; mi sto accorgendo che è assai più comodo abituarsi a star bene che patire con allegria. So che mi capisci e che mi aiuterai. ...Io sono tranquilla e serena; so a che cosa vado incontro.

Per Sr. Vera non ci sono soste. I mesi di vacanza li passa visitando i villaggi dell'interno, catechizzando, amando, assistendo, aiutando i poveri: considera un privilegio il servirli. Così fino al 1975 quando il Mozambico raggiunge l'indipendenza dal Portogallo e, con il cambio del Governo, vengono incamerati i beni, nazionalizzate le scuole e i collegi tenuti dai religiosi. Molti i missionari e le missionarie che rimpatriano. Vengono però a mancare gli insegnanti e il nuovo Governo offre a chi vuole restare un posto nelle scuole statali.

Sr. Vera rimane, senza paura e senza timidezza: è ardimentosa. Viene assunta come insegnante in un liceo della capitale Maputo. Difende sempre con gran coraggio i diritti del popolo. Educa schiere di giovani all'onestà, all'amore al dovere, al culto della verità, anche quando non può più parlare apertamente di Dio. Collaboratrice della Chiesa locale, continua, fra moltissime difficoltà, a seminare la buona semente del Vangelo. Lavora molto nella Conferenza mozambicana delle Religiose, intenta a promuovere la formazione delle religiose autoctone. Insegna latino nel seminario. A volte viene chiamata presso l'Ambasciata inglese come interprete, in occasione di incontri con personalità del mondo della cultura. Ma i suoi grandi amici sono gli adolescenti, i poveri, i giovani catechisti.
La sua vita di catechista-missionaria è un itinerario sempre nuovo per la gioiosa freschezza del suo dono e per la vivacità del suo messaggio, radicato profondamente nella fede e nutrito di dottrina, mosso dalla carità e rivolto a quell'incorreggibile ottimismo di speranza che è segno distintivo degli apostoli. Quelli veri, che sanno di essere degli inviati; e sanno da Chi. E sanno, soprattutto, perché.
Impegno catechistico e missionarietà, solidarietà e culto della Verità, educazione e assistenza, alfabetizzazione e soccorso, amicizia e fraternità, non erano in lei momenti distinti né atteggiamenti diversi. No. Ha saputo fare la sintesi: ha semplicemente evangelizzato, nel vissuto di una missionarietà totale e quotidiana. È stata lei stessa annuncio, ipotecando la sua vita per la Parola, una vita così ardente spesa senza risparmio nell'amore fino all'effusione del sangue. E nella sua morte misteriosa, non si sa ancora oggi chi l'ha uccisa e perché, è diventata una testimonianza, più viva che mai, di donazione disinteressata e di disarmata fiducia.

La ricorrenza odierna la vogliamo vivere come un'occasione privilegiata per ringraziare il Signore che continua a rendere presente, tangibile il suo amore attraverso persone che hanno saputo fare della loro vita un segno di contraddizione, hanno pagato con il "martirio" l'annuncio della Verità scomoda. Ma vogliamo anche cogliere la provocazione che questi/e apostoli/e lanciano alla nostra vita con il loro vissuto di speranza, di coraggio, di fedeltà eroica, con il loro dono totale di sé.
A questo riguardo mi sembra significativo leggere il saluto che un gruppo di insegnati hanno fatto a Sr. Vera durante i suoi funerali:
Il nostro presidente c'insegna che piangere un compagno d'armi è proseguire nel combattimento. Il libro, la penna, il quaderno sono le armi che ti caddero dalle mani. Le useremo noi con il tuo medesimo cuore, con la tua fermezza, la tua determinazione. Il tuo dinamismo, la tua dedizione, la tua franchezza costituiscono esempi di qualità che mai dimenticheremo. Noi tuoi colleghi, cercheremo di essere quale tu fosti: leali, umani, sinceri, veri!

Concludo ringraziando le autorità civili e il Rettor Maggiore e auguro che tutti noi, in particolare gli abitanti di Capriglio e soprattutto i giovani, sappiamo accogliere e vivere il messaggio di vita di Sr. Vera.


Suor Carla Castellino F.M.A